Biblioteca Comunale Chelliana di Grosseto

Cenni storici

L’istituzione di una biblioteca pubblica nella città di Grosseto si deve alla passione culturale e all'intraprendenza politica del canonico Giovanni Chelli.
Chelli nasce a Siena nel 1809. Ordinato sacerdote nel 1833, nel 1840 viene eletto Rettore nella Penitenzieria della Cattedrale di Grosseto di cui è già canonico.
Sono questi anni di duro impegno sociale e patriottico, manifestato sempre apertamente e anche contro le direttive dei superiori e della Santa Sede. Pagherà tutto ciò con un lungo esilio.

Tornato in Maremma nel 1859, Chelli inizia ad adoperarsi per realizzare il grande sogno di creare in città una istituzione che fosse centro di raccolta di scritti e di oggetti d’arte e fulcro ("uno stabilimento di civiltà") della diffusione di conoscenza.
Il primo documento ufficiale con il quale Chelli richiede l'istituzione di una pubblica biblioteca in Grosseto è un'istanza presentata il 30 dicembre 1858 al Capitolo della Cattedrale, dal quale otterrà in concessione tre stanze nei locali del Palazzo Vescovile.

La biblioteca viene inaugurata il 1° marzo 1860, con un patrimonio di circa novemila volumi, provenienti da lasciti e donazioni delle librerie di notabili locali, come il Vescovo Domenico Mensini e Domenico Pizzetti, Vicario Capitolare della Diocesi di Grosseto.

Negli anni successivi al 1870 la biblioteca si trova alloggiata presso il Palazzo Provinciale e solamente nel 1923 – dopo una serie di trasferimenti – viene collocata nella sua sede definitiva al piano terra del Ginnasio-Liceo Carducci-Ricasoli di via Giuseppe Mazzini, del quale occupa inizialmente tre soli locali.

Nel 1921 monsignor Antonio Cappelli viene nominato rettore della Chelliana, e durante il periodo della sua responsabilità la biblioteca cresce, grazie agli acquisti e alle donazioni, fino a raggiungere una consistenza di oltre 60.000 volumi.

Nel 1939 ne diviene direttrice Maria Emilia Broli e sotto la sua direzione la biblioteca inizia un'opera di modernizzazione delle procedure e soprattutto di corretta tenuta di registri, inventari e cataloghi. Ma l’accurato lavoro della direttrice viene bruscamente interrotto dalla Seconda guerra mondiale.

Il 29 novembre 1943 l'edificio di via Mazzini viene in gran parte distrutto da un bombardamento e la biblioteca rimane a lungo incustodita ed esposta alle spoliazioni e al saccheggio.
I libri superstiti sono raggiunti un anno dopo da una devastante alluvione, dalla quale si salvano solo la collezione di manoscritti, rari ed incunaboli sfollati per tempo nella canonica di Istia d’Ombrone.

A guerra finita inizia la ricostruzione dell’edificio del Ginnasio-Liceo e alla biblioteca venne assegnato tutto il piano terra della sede di via Mazzini.

Con la direzione di Luciano Bianciardi nei primi anni '50 la Chelliana ha una forte ripresa organizzativa e culturale, e diventa un punto di riferimento centrale nella vita sociale dei grossetani.

Nel 1966 una seconda alluvione provoca danni enormi al patrimonio della biblioteca. Gran parte delle più significative opere danneggiate sono state recuperate grazie al lavoro e all’impegno disinteressato di volontari e appassionati.

Dal 1995 la Chelliana si trova collocata in una sede provvisoria, in attesa che venga completato il restauro di Palazzo Mensini.
Il 22 ottobre 2018 sono cominciate le procedure di trasloco per il ritorno della Biblioteca nella sua sede storica. In tal modo sarà possibile restituire alla città una grande e funzionale biblioteca pubblica, in grado di soddisfare le esigenze di lettura, informazione, conoscenza e tempo libero di tutti i cittadini.

Per approfondimenti si può consultare il link all'articolo di Anna Bonelli e Letizia Corso,  La Biblioteca Comunale Chelliana: note per una descrizione storica, in «Culture del testo», I, n. 1, gennaio-aprile 1995, pp. 129-139, e il volume di Anna Bonelli La biblioteca comunale Chelliana: storia di un progetto, 1954-2007, Manziana, Vecchiarelli, 2008, tratto da una tesi di laurea specialistica in biblioteconomia all'Università della Tuscia di Viterbo e di cui si riporta la versione digitalizzata della prima parte.